Vittorio Arrigoni ucciso a Gaza: l'intervista di Politica e Società 2.0

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Ricordiamo Vittorio Arrigoni con l'intervista che rilasciò a Eleonora Bianchini il 2 febbraio 2009.

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Vittorio Arrigoni, giornalista, blogger e pacifista del Free Gaza Movement è morto, ucciso, pare, da un gruppo di salafiti anti Hamas vicini ad Al Qaeda.

Vittorio, rapito e soffocato prima della scadenza dell’ultimatum, aveva rilasciato il 2 febbraio 2009 un’intervista a Eleonora Bianchini su Politica Società 2.0.

Ve la riproponiamo:

Dove ti trovi adesso?

Sono a Gaza city, dinanzi al porto. O meglio, di quello che rimane
del porto. Stamattina abbiamo accompagnato alcune donne a Beit Hanoun, vicino al confine, davanti alle loro case distrutte dalle bombe. Ci hanno chiesto di scortarle, perchè appena si avvicinano a quel che resta delle abitazioni i soldati sparano. Abbiamo potuto sostare solo mezz’ora nella zona, giusto il tempo di raccogliere qualche vestito fra le macerie, poi i soldati israeliani hanno iniziato a sparare anche verso di noi.

Come hai vissuto questi giorni di attacchi?

Come ogni palestinese di Gaza. Terrorizzato. Le bombe non facevano nessuna distinzione. I civili erano i loro bersagli predestinati.

Hamas è accusata di utilizzare scudi umani per vincere la sua guerra mediatica.

Un atteggiamento come quello descritto da Lorenzo Cremonesi nel suo pezzo (Hamas che usa civili come scudi umani, ndr) equivarrebbe ad un suicidio politico per Hamas, che è un movimento ben radicato sul territorio e desidera ampliare i suoi consensi, quanto meno non disperderli.

Che dici degli scudi umani?

A Tal el Hawa durante il massacro io c’ero, e nella zona abita il mio migliore amico, Abu Nader. Suo padre e i suoi amici in effetti sono stati usati come scudi umani, ma non da Hamas, bensì dai soldati israeliani che giravano casa per casa a caccia di combattenti. E lo hanno già fatto in passato.

Ian Buruma scrive dalla Malaysia: “Tutte le prime pagine dei giornali sono interamente dedicate ai “crimini di guerra israeliani” e all’urgenza di boicottare Israele. I governi musulmani hanno sempre massacrato infinitamente più persone, spesso loro stessi cittadini: per esempio il siriano Assad, padre dell’attuale presidente, ha ucciso decine di migilaia di oppositori e nessuno nè in Malaysia nè altrove si è mai sognato di proporre il boicottaggio della Siria”.

Per quanto mi riguarda ogni regime andrebbe boicottato. Ma Israele non riceve certo lo stesso trattamento che la politica internazionale riserva alla Siria. Israele è il primo partner commerciale dell’Unione Europea, a Israele vendiamo armi, istruiamo i suoi piloti di elicotteri. Gli stessi elicotteri che hanno sparso fosforo bianco su questa gente per tre settimane. Il boicottaggio risultò vincente per debellare l’apartheid in Sudafrica. Non boicottare allora quel governo di bianchi razzisti fu considerato un po’ come esserne complici, cosa cambia oggi? Come me, la stragrande maggioranza dei palestinesi non crede che la miglior risposta all’occupazione israeliana e a questo massacro in corso siano gli attentati, i “kamikaze” e i “razzi” su Sderot. Il boicottaggio è pacifista, non violento, la migliore risposta umanamente accettabile, all’imbarbarimento di un conflitto che rende disumano ogni gesto.

La migliore arma è nell’arsenale della non violenza, come ci ha ricordato Naomi Klein in un recente editoriale sul Guardian. Estendo l’appello della società civile palestinese a tutti gli italiani, a non comprare più alcun prodotto Made in Israel. I prodotti israeliani si riconosco sugli scaffali, imbrattati di sangue, hanno un codice a barre che li contraddistinue: 729 le cifre iniziali. Qui trovate la lista completa dei prodotti. 

Stampatevi la lista, appicciatela sulla porta del frigo o infilatelo nella borsa di vostra madre o vostra moglie quando si recano al mercato con la lista della spesa. I leaders sudafricani dell’allora lotta contro il regime d’apartheid, Mandela, Ronnie Kasrils e Desmond Tutu affermano che l’oppressione israeliana contro i palestinesi è di gran lunga peggiore di quella del Sudafrica. E mi sembrano voci un tantino più autorevoli di Ian Buruma, non credi?

Come hanno reagito gli ebrei israeliani alla campagna di boicottaggio?

Finora hanno aderito in 500, e fra loro troviamo anche Ilan Pappe e Neta Golan. Riporto le parole di uno dei più grandi poeti viventi israeliani, Aharon Shabtai, che ci dice: “Io spero nell’aiuto degli europei, che i discendenti di Voltaire e Rousseau aiutino Israele, perché Israele non finirà l’occupazione fin quando l’Europa non gli dirà “basta”. Solo una pressione da parte dei paesi civili e democratici può cambiare la situazione e riportarci la felicità. La situazione attuale - in cui a dettar legge è l’esercito - non può essere cambiata dall’interno. Per i valori di cui è portatrice, l’Europa non può continuare a collaborare con Israele.”

Perchè Israele non colpisce direttamente il leader di Hamas Khaled Meshaal in esilio a Damasco?

Dovresti rivolgere altrove questa domanda. Non è mai facile entrare nella testa di un terrorista, o di uno stato-terrorista. I palestinesi qui attorno dicono che Meshaal è un moderato. Io ribatto loro che anche Arafat lo era, ed è stato fatto fuori lo stesso.

Si è aperta un’indagine sulle minacce che hai ricevuto da parte di Stoptheism?

Sì, i nostri legali (ISM) hanno denunciato i gestori del sito. Devo ringraziare i tanti amici italiani per la mobilitazione.

Hai ricevuto anche altre intimidazioni?

Alcuni di noi continuano a ricevere minacce telefoniche. Le famiglie di due miei compagni dell’ISM hanno ricevuto minacce di morte. Credo che siano da prendere sul serio, dalle nostre indagini Stoptheism ha parecchi contatti con i gruppi di estrema destra sionisti e col partito dei coloni israeliano, estremisti assai pericolosi.  

Hai seguito la puntata di Annozero dedicata ai bambini di Gaza?

Sono stato contattato dalla redazione di Annozero per un collegamento live dall’ospedale Shifa di Gaza. Poi non se ne è fatto più niente. Evidentemente la testimonianza oculare dell’unico italiano presente durante il massacro pareva fuori luogo in una trasmissione incentrata proprio su quello. O forse qualche dirigente ha letto nel mio blog qualcosa che non ha gradito.

E sul caso Annunziata?

Mi hanno riferito che avrebbe detto: “dobbiamo orientare il pensiero degli italiani”. Si commenta da sè, non trovi? Questi giornalisti sono l’incarnazione dei peggiori incubi di Orwell.  

Quali sono state le reazioni dei palestinesi all’insediamento di Obama e alla sua intervista ad Al Arabiya?

Come la maggior parte dei palestinesi di Gaza, ho avuto poco tempo per stare dietro alle interviste televisive. Ci ricordiamo però le immagini di un Obama sorridente che gioca a golf durante il massacro. Sono passate su tutte le televisioni satellitari arabe. 

Nessuna speranza dunque sulla sua elezione?

Da queste parti comunque nessuno si era mai illuso che bastasse il pigmento della pelle per marcare radicalmente la politica estera statunitense. La vittoria di Obama è stata accolta con pessimismo dai palestinesi. Sostenuto dalle lobby israeliane, Obama ha dichiarato in compagna elettorale che Gerusalemme deve essere la capitale indivisibile d’Israele. Neanche George Bush si era spinto a tanto, una dichiarazione criminale, perchè va contro ogni legge internazionale.

Pensi che Abu Mazen riesca ad instaurare un dialogo con Hamas?

Ne dubito. Specie per l’impopolarità che suscita nella popolazione palestinese, inclusi i supporter di Fatah. Ci vorrebbe un vero leader, come lo era Arafat, per riaccollare un popolo così frammentato in diverse fazioni. Un leader vero Fatah ce l’ha, in grado forse di riunire i palestinesi e poter dialogare per la pace (una pace giusta) con Israele, si chiama Marwan Barghouti. E guarda caso sta marcendo proprio nelle carceri israeliane.

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