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Tarantini arrestato: accusato di estorsione ai danni del premier

Giovedì 1 Settembre 2011, 09:47 in Italia di

Gianpaolo Tarantini, l'imprenditore coinvolto nell'inchiesta di Bari che portò alla ribalta il giro di escort del premier, è stato arrestato per estorsione ai danni di Berlusconi. Leggi le motivazioni nel post.

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Nuovi guai si palesano all'orizzonte per il premier Silvio Berlusconi, o forse no, perché stiamo parlando di fatti ormai di antica memoria di cui in molti (troppi?) sembrano essersi dimenticati, complici il debito di stato, i mercati altalenanti, le crisi di maggioranza.

Troppi mesi sono trascorsi, infatti, dai festini di Palazzo che resero celebre Patrizia D'Addario e con essa Gianpaolo Tarantini, imprenditore di professione e procacciattore di escort per hobby.

Ma in questi anni qualcuno ha continuato a lavorare sul caso che oggi è giunto a un'incredibile, inaspettata svolta...

La Digos della questura di Napoli e quella di Roma hanno arrestato l'imprenditore pugliese Gianpaolo Tarantini e la moglie Angela Vevenuto, nell'ambito dell'indagine sull'estorsione da 500 mila euro al premier Silvio Berlusconi.

La coppia - informa Repubblica - è stata arrestata a Roma ed è in viaggio verso Napoli per essere rinchiusa nelle carceri di Poggioreale e Pozzuoli.

Il gip Amelia Primavera ha accolto la richiesta di custodia cautelare avanzata dai pm Henry John Woodcock, Francesco Curcio e Vincenzo Piscitelli nell'ambito dell'inchiesta sul giro di escort svelato da Patrizia D'Addario alla Procura di Bari che vede indagato anche l'editore e direttore de L'Avanti!, Valter Lavitola anche lui sotto mandato di arresto ma irreperibile.

Per gli inquirenti Tarantini avrebbe ricevuto un compenso di 500 mila euro per mentire circa la consapevolezza del premier che l'imprenditore avesse portato a Palazzo Grazioli escort e a sua volta sarebbe stato raggirato da Lavitola, che dei 500 mila euro avrebbe trattenuto 400 mila euro da investire in operazioni finanziarie.

Della storia ha parlato anche Panorama, il cui pezzo non è piaciuto agli inqurenti che hanno parlato di indagini  "fortemente compromesse dalla criminosa sottrazione di numerosi e rilevanti contenuti della richiesta cautelare ad opera di ignoti, cui ha fatto seguito nei giorni scorsi la pubblicazione degli stessi su alcuni giornali nazionali".

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