Dal 1 gennaio 2012 anche i vitalizi di deputati e senatori passeranno al regime contributivo. Vediamo nel dettaglio cosa comporta questa modifica.
Il nuovo governo Monti è pronto a modificare il modus operandi che regola l'assegnazione dei vitalizi a deputati e senatori.
Lo hanno annunciato i presidenti di Camera e Senato Gianfranco Fini e Renato Schifani, dopo l'incontro intercorso con il ministro del Welfare Elsa Fornero, in nota dove si legge:
"Dal primo gennaio 2012 sarà introdotto il sistema di calcolo contributivo, in analogia con quanto previsto per la generalità dei lavoratori. Tale sistema opererà per intero per i deputati e i senatori che entreranno in Parlamento dopo tale data e pro rata per quanti attualmente esercitano il mandato parlamentare. Sempre dal 1° gennaio 2012 per i parlamentari cessati dal mandato sarà possibile percepire il trattamento di quiescenza non prima del compimento dei 60 anni di età per chi abbia esercitato il mandato per più di una intera legislatura e al compimento dei 65 anni di età per chi abbia versato i contributi per una sola intera legislatura".
A fare i sacrifici - almeno così vogliono farci credere - non saranno solo i cittadini comuni, ma anche i politici, la "casta".
Cosa cambierà in soldoni?
Facciamo alcuni esempi noti, presi da Repubblica:
Gerry Scotti, nato nel 1956, è stato deputato del Psi di Craxi dal 1987 al 1992: per il vitalizio dovrà aspetatre di compiere i 65 anni.
Irene Pivetti, ex esponente della Lega e Presidente della camera dal 1994 al 1996, avrebbe dovuto riscuotere il vitalizio nel 2013 al compimento del 50esimo anno di età, ma dovrà attendere ancora dieci anni.
Non tutti i politici, soprattutto chi aveva appena iniziato la sua carriera nei palazzi del potere, sono soddisfatti delle nuove e imminenti misure, per evidenti ragioni personali, come Irebe Pivetti, appunto, che - informa il Corriere - se la prende con il livore antipolitica:
"Ci sono altre caste che non vengono toccate. Il parlamento è l'unico che paga perché eletto dal popolo".
Ma c'è anche chi - e a ragione - parla della situazione dei cittadini comuni, e spesso molto più bisognosi di un Gerry Scotti e un'Irene Pivetti, che un vitalizio se lo sognano.
Antonio Borghesi (Idv) ha commentato:
"Non esistono diritti acquisiti per gli altri lavoratori e dunque neanche dovevano essercene per gli ex parlamentari: così è un interventicchio".
LINK UTILI:
Governo Monti, Fini: "La Camera abolirà il vitalizio degli ex parlamentari"
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alle 21:16
nunzia
non dovrebbero essere gli Italiani comuni a pagare per la crisi , ma dovrebbero pagare tutti gli amministratori, politici, e presidenti della repubblica , in quanto il cittadino Italiano si e avvalso delle elezione politiche per un buon governo , ed ogni legge che e stata votata e stata legge da seguire e percio' la colpa non e nostra , e quando la sidice che la colpa e del cittadino per me e un'abbuso di potere