Indennità parlamentare, Fini e Schifani: "Il Parlamento taglierà al più presto gli stipendi"

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I Presidenti delle Camere, Fini e Schifani, smentiscono le notizie che riportano un boicottaggio della norma della manovra che prevede l'equiparazione degli stipendi dei parlamentari alla media europea.

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La notizia del boicottaggio da parte dei parlamentari del settimo comma dell’articolo 23 del ”Decreto Salva Italia”, la norma che prevede l’adeguamento degli stipendi di deputati e senatori alla media europea, sta creando non poche polemiche.

Il cittadino comune, quello che percepisce sui 1000 euro al mese spesso lavorando oltre le 10 ore giornaliere, non ci sta e alla notizia che i politici si stanno muovendo per far sì di far slittare i tagli ai loro stipendi, notoriamente tra i più alti d’Europa, vuole dire la sua, e lo fa su Twitter, su Facebook, sui blog come questo.

E nel momento in cui la notizia si sta diffondendo sollevando un polverone, arriva, in un comunicato congiunto firmato da Fini e Schifani, la smentita di Camera e Senato:

“Non corrisponde al vero quanto ipotizzato da alcuni organi di informazione circa la presunta volontà del Parlamento di non assumere comportamenti in sintonia con il rigore che la grave crisi economica-finanziaria impone a tutti”.

I Presidenti delle Camere hanno aggiunto:

“Come dimostrano anche le recenti decisioni autonomamente assunte dagli Uffici di Presidenza di Senato e Camera sulla nuova disciplina dei cosiddetti vitalizi, il Parlamento è pienamente consapevole dell’esigenza di dar vita ad atti esemplari e quindi anche di adeguare l’indennità dei propri membri agli standard europei, secondo quanto già votato in Aula nei mesi scorsi sia a Palazzo Madama che a Montecitorio”. 

Sulla questione è intervenuto anche Pier Ferdinando Casini leader dell’Udc:

“Non c’è nessuno stop, siamo indisponibili a difese corporative. Per noi i tagli ci saranno nei tempi indicati dal governo”.

Piùo meno simili le parole del segretario del Pdl, Angelino Alfano:

 “Da parte nostra nessun rallentamento sui tagli ai costi della politica e agli stipendi dei parlamentari. Ma sarà il Parlamento ad assumersi la responsabilità della scelta, come ha già cominciato a fare sui vitalizi. Senza farsi commissariare dal governo”. 

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