Nicola Cosentino non sarà arrestato: a deciderlo è la Camera con 309 no e 298 sì. Nel post i dettagli sulle indagini che hanno coinvolto il deputato del Pdl.
La Camera ha negato il consenso all'arresto di Nicola Cosentino parlamentare del Pdl ed ex sottosegretario all'Economia con 309 no e 298 sì. (Foto Infophoto)
Cosentino, considerato dagli inquirenti "il referente politico del clan dei Casalesi", dovrebbe rispondere dell'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.
Il voto contro l'arresto dei 6 deputati radicali è stato determinante. Non hanno votato 18 deputati, tra cui Umberto Bossi e l'ex ministro dell'Economia Giulio Tremonti.
Erano assenti - informa TgCom - nel Pdl: Giuseppe Angeli, Amato Berardi, Manuela Di Centa, Antonio Martino, Jole Santelli, Souad Sbai, Lucio Stanca e Giulio Tremonti; nella Lega Nord: Claudio D'Amico, in missione, Marco Maggioni e Umberto Bossi; nel Pd: Giuseppe Fioroni e Giovanni Sanga entrambi in ospedale; in Fli: Francesco Divella e Donato Lamorte; nell'Udc: Angelo Compagnon e Luca Volontè; in Popolo e territorio: Saverio Romano e Maria Grazia Siliquini; nel gruppo misto: Angelo Lombardo e Carmelo Lo Monte, e Antonio Gaglione.
Roberto Maroni, che ha ostentato la sua decisione di votare sì, ha commentato la decisione di Umberto Bossi di lasciare mano libera ai suoi sul voto sull'arresto di Cosentino:
"Io ho mantenuto la posizione favorevole. Non ho condiviso la posizione della libertà di voto, ma l'ho accettata perché era la posizione espressa nel gruppo e non c'è nessun disaccordo con Bossi".
Ma se Maroni si dice tranquillo, all'interno della Lega sembra si sia addirittura arrivati alle mani. Libero racconta:
Il caso Cosentino non solo spacca la Lega, ma addirittura la fa venire alle mani. I momenti di tensione massima si sono raggiunti durante la riunione del Carroccio a Montecitorio, prima del voto che avrebbe deciso sull'arresto o meno del coordinatore del Pdl campano. Secondo fonti dell'agenzia Agi, il deputato Roberto Paolini ha preso la parola per dire no all'arresto, posizione "in libertà di coscienza" come anticipato dal segretario Umberto Bossi la sera prima ma in contrasto con la linea ufficiale del partito che in giunta, martedì, aveva votato per l'arresto. Quando Paolini cita il precedente di Enzo Carra, il portavoce del Dc Forlani arrestato con tanto di manette in bella vista indicando la necessità di "respingere gli arresti facili", una parte di colleghi leghisti insorge. Qualcuno gli grida: "Ti ha chiamato Berlusconi?", alludendo alle pressioni del Cav e del Pdl su alcuni deputati del Carroccio. I toni si scaldano subito e Paolini arriva quasi alle mani con Giampaolo Dozzo, prima che i due vengano separati.
Ma facciamo un passo indietro e raccontiamo i trascorsi del caso Cosentino.
Le indagini su Cosentino - riportava Alessandro Pignatelli su Cronaca e Attualità - riguardano tre filoni differenti: i presunti brogli elettorali nelle elezioni del 2007 e del 2010, una presunta attività di imprenditoria mafiosa e la costruzione del centro commerciale "Principe" che ha ottenuto finanziamenti per 5,5 milioni, grazie a funzionari di banca compiacenti.
Cosentino avrebbe favorito la concessione edilizia irregolare per la costruzione del centro commerciale e si sarebbe recato personalmente, insieme a Cesaro, in Unicredit sollecitando la concessione del credito. Per il voto di scambio, invece, il meccanismo era questo: duplicazione della scheda di malati di mente o di detenuti. In assenza di documento, sarebbe stato permesso il voto, su falsa attestazione da parte di componenti del seggio elettorale; oppure, si sarebbe fatto ricorso alla "scheda ballerina", ovvero portare all'esterno una scheda bianca da votare e da dare a cittadini che, a loro volta, avrebbero dovuto portare fuori del seggio la propria scheda bianca. In cambio sarebbero state garantite alcune assunzioni o pagati 50 o 100 euro.
LINK UTILI:
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