La provocazione di Michel Martone ha sollevato la discussione sui problemi occupazionali dei giovani italiani. E da questo Governo arrivano segnali positivi.
Le dichiarazioni del viceministro del lavoro Michel Martone hanno suscitato molte polemiche, online e offline. Ieri nel corso di un convegno a Roma ha detto: "Dobbiamo dire ai nostri giovani che se a 28 anni non sei ancora laureato sei uno sfigato, se decidi di fare un istituto tecnico professionale sei bravo. Essere secchione è bello, almeno hai fatto qualcosa".
Una provocazione su cui si può discutere, visto che la casistica è sterminata: ci sono quelli che vivono sulle spalle dei genitori e si fanno mantenere - e purtroppo sono tanti ed è preoccupante - a prescindere dalle opportunità di lavoro e dalla crisi. Poi ci sono quelli che sono costretti a lavorare per mantenersi gli studi e che quindi ritardano la laurea. Ma, come ha specificato sul suo blog, Martone si rivolgeva "a tutti quegli studenti che, pur vivendo a casa con i genitori e non avendo avuto particolari problemi, si laureano "comodamente" dopo i 28 anni".
E proseguiva: "Dieci anni per una laurea quinquennale sono troppi. Soprattutto per un paese come il nostro nel quale il terzo debito pubblico del mondo si sta mangiando il futuro di intere generazioni. Ce lo dicono tutte le statistiche: ci laureiamo troppo tardi e iniziamo a cercare lavoro troppo tardi".
A prescindere dalla valutazione personale della sua boutade, che il viceministro ha riconosciuto non essere stata "sobria", la situazione lavorativa dei giovani italiani è davvero preoccupante. Come segnala il sito Università infatti, le nuove generazioni, sono appese al filo della precarietà o addirittura espulse dal mondo del lavoro. E la statistica condotta da DataGiovani, gruppo di ricerca di Padova che studia la realtà giovanile italiana sembra confermare le difficoltà dei giovani lavoratori, in Italia ma non solo".
Infatti, "nella classifica delle 315 regioni europee sono solo 4 le italiane a piazzarsi nella metà alta della classifica, tutte le altre viaggiano sotto la media. Il paradiso dei giovani lavoratori del Vecchio Continente sembra materializzarsi in Olanda e Germania, mentre Francia e Spagna se la passano addirittura peggio di noi. Così, se nel Bengodi olandese di Zeeland solo 4 giovani su 100 sono senza lavoro (dati del 2009) e la percentuale è addirittura diminuita rispetto al 2007, in Italia questa è la sorte di 1 giovane ogni 4 (25,4 per cento), con un incremento del 5 per cento. Un risultato peggiore rispetto al dato medio europeo, che vede il tasso di disoccupazione giovanile al 19,9 per cento (+4,4 sul 2007)".
Da sollevare anche il problema della media di istruzione dei giovani italiani, come segnala Scienzainrete: "Secondo i dati OCSE , inoltre, i laureati italiani che oggi hanno tra i 56-64 anni sono il 10% mentre la media OCSE è del 22%. I giovani laureati italiani tra i 25-34 sono circa il 20% che ci colloca al 34° posto su 37 paesi. Il 79% dei laureati italiani ha un impiego mentre la media dei paesi OCSE è dell'84%. Sempre nel nostro Paese coloro che hanno conseguito una laurea negli anni '60 guadagnano molto di più rispetto ai neolaureati. La forbice fra questi due "gruppi" è di circa 46 punti percentuali molto al di sopra delle medie OCSE (13 punti percentuali). Le donne, in Italia e in Brasile, con una laurea guadagnano molto di meno rispetto agli uomini".
E in altri paesi gli studenti possono anche trovare possibilità di impiego molto interessanti se lasciano l'Università. Ce lo aveva segnalato Additech: "Peter Thiel, ad esempio, investitore americano di origini tedesche, fondatore di PayPal e famoso anche per aver finanziato Facebook agli albori quando era ancora solo una StartUp, ha lanciato una sfida all'istruzione universitaria americana e ha proposto a 24 studenti tra i più brillanti a lasciare il college per 2 anni per seguirlo nel fondare delle nuove società, il budget è di 100 mila dollari per 2 anni che andranno ai giovani studenti".
Ma anche in Italia con questo governo tecnico pare che arrivino buone notizie. E una è già certa: infatti l'esecutivo Monti ha dato la possibilità ai giovani under 35 di intraprendere un'avventura imprenditoriale con solo 1 euro di capitale.
Insomma, il "bamboccioni" di Padoa Schioppa era stato decisamente gratuito. Lo "sfigati" di Martone deve servire ai nostri giovani come incitamento positivo. L'Italia ha toccato il fondo. Non possiamo fare altro che risalire.
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