Processo Mills, Berlusconi: "I magistrati ce l'hanno con me"

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Silvio Berlusconi si sfoga in una lettera a Il Giornale riguardo al caso Mills e le recenti richieste del pm. Nel post il testo integrale.

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Silvio Berlusconi non ci sta: al Cavaliere proprio non va giù l’evoluzione che ha preso il caso Mills. (Foto Infophoto)

Il Pm di Milano Fabio De Pasquale ha chiesto ai giudici di condannare il Cavaliere, in quanto colpevole di aver corrotto l’avvocato David Mills “al di là di ogni ragionevole dubbio”, a 5 anni di carcere e 250 mila euro di risarcimento da versare alla Presidenza del Consiglio.

Ricordiamo che l’ex premier è accusato di aver versato 600 mila dollari a Mills in cambio di false dichiarazioni nei processi per le tangenti alla Gdf e All Iberian. 

Il Cavaliere ha così deciso di sfogarsi con una lettera a il Giornale; eccola nella sua versione integrale: 

Ho la coscienza di aver servito in questi anni con tutte le mie forze il mio Paese, e ne sono ripagato con un accanimento da parte di alcuni magistrati di Milano che non ha eguali nella storia. Si vuole distruggere fino in fondo la mia immagine di uomo, di imprenditore e di politico. Solo io posso sapere quanto male ho subito e continuo a subire per avere scelto la strada dell’impegno politico.

Al termine di una vita di lavoro indefesso sia nella mia professione di imprenditore e in seguito nell’impegno politico, sono trattato peggio di un delinquente, con accuse che non trovano corrispondenza nei fatti e che sono state smentite nel corso del processo dibattimentale.

La decisione di impegnarmi nella vita pubblica, cercando di trasformare e di cambiare l’Italia, non mi è stata mai perdonata da tutti quei poteri che si sono visti insidiati nei loro interessi e nelle loro ambizioni.

Quello che più mi amareggia in questo momento è di constatare fino a che punto la giustizia può essere piegata a pregiudizi di carattere politico e ideologico.

Ripeto: solo chi malauguratamente ha la sventura di entrare nel tunnel della mala giustizia può immaginare l’incubo che si sperimenta, la sofferenza che si prova a finire nell’ingranaggio disumano di una giustizia che sembra non rispondere più alle leggi, ai princìpi fondamentali del nostro ordinamento liberale, alle prove e ai fatti che emergono nel corso dello stesso procedimento.

La coscienza che ho di questa situazione, e la vicinanza della mia famiglia e di quanti mi vogliono bene e mi conoscono, mi dà la forza di continuare la battaglia per il riconoscimento pieno della mia totale estraneità a quanto mi viene addebitato.

Spero ancora che giudici integerrimi e devoti unicamente alla legge e alla verità, decidano in piena coscienza e nel pieno rispetto della realtà dei fatti.

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