Raggiunto ieri a Bruxelles l'accordo fra i 25 paesi membri dell'Unione per blindare e monitorare i bilanci nazionali. Praga e Londra hanno detto no.
L'Europa è pronta a ripartire. Il primo passo lo hanno fatto i 25 leader dei paesi membri dell'Unione che ieri a Bruxelles hanno firmato il Fiscal compact più altri accordi per blindare i bilanci nazionali e rilanciare l'economia e l'occupazione.
Secondo le nuove disposizioni il pareggio di bilancio diventerà un obbligo per i paesi dell'Eurozona, una regola scritta nelle rispettive Costituzioni o comunque nelle legislazioni nazionali con valore preminente su altre leggi e sulle deliberazioni dei parlamenti.
Il compito di sorvegliare il rispetto di questa norma non spetterà più alla Corte dei Conti di ciascun paese, ma alla Corte di Giustizia europea la cui sentenze prevalgono su quelle delle magistrature nazionali.
In pratica con questo accordo gli stati membri dell'Ue, i loro governi e i loro parlamenti, rinunciano a una parte considerevole della sovranità che fino ad ora hanno esercitato sui bilanci nazionali.
Tra gli altri parametri da tenere presente, l'obbligo di riportare il debito al 60% del Pil al ritmo di un ventesimo l'anno e il tetto dello 0,5% nel rapporto fra deficit e Pil.
Restano fuori dall'accordo la Gran Bretagna e la Repubblica Ceca (entrambe fuori dalla zona euro) mentre l'Irlanda sottoporrà l'accordo all'esito di un referendum nazionale.
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