Foto Immigrati su Facebook: Cancellieri contro le misure coercitive

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Il ministro degli Interni in un'informativa alla Camera: "Le mascherine sanitarie sono state utilizzate per evitare che i due algerini sputassero il sangue che fuoriusciva dalle labbra che si erano morsi".

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Legati mani e piedi, con lo scotch sulle labbra: la foto degli immigrati rimandati in patria come dei prigionieri ha scosso il governo. E il ministro degli Interni, Anna Maria Cancellieri, chiamata direttamente in causa ha risposto dell’episodio con un’informativa alla Camera: “Non va bene usare misure coercitive. E’ stato un comportamento estemporaneo, offensivo della dignità della persona”.

La foto - grazie a Facebook - ha fatto il giro della rete e dei media. Il ministro sottlinea: “Ai polsi dei due cittadini algerini sono state applicate fascette in velcro, materiale di cui è dotato il personale che effettua i servizi di rimpatrio a bordo di aeromobili. E per prevenire il tentativo di sputare sangue, fuoriuscito dalle labbra che avevano cominciato a mordersi, gli agenti hanno ritenuto di utilizzare delle mascherine sanitarie”.

Difesa a tutto campo quella di Cancellieri: “L’uso di mascherine non contravviene alle disposizioni, anche europee, cui si rifanno le direttive nazionali nell’uso di mezzi di contenimento nel corso di provvedimenti di respingimento”. “La normativa infatti, ammette misure coercitive a condizione che siano giustificate dal rifiuto dell’allontanamento e siano proporzionate e non eccedano un uso ragionevole della forza, non ledano la dignità o l’integrita fisica del rimpatriando e non compromettano la facoltà di respirare normalmente”. 

Conclude Anna Maria Cancellieri: “Cio che è apparso invece del tutto estemporaneo è l’impiego di nastro adesivo, utilizzato dal personale di polizia nel tentativo di fissare le mascherine ed evitare che i due cittadini algerini, come più volte avevano provato a fare, potessero in qualunque modo rimuoverle. Tuttavia l’impiego del nastro adesivo, sia pure accompagnato da rudimentali accorgimenti per assicurare la respirazione e dettato dalla comprensibile concitazione del momento, non appare corrispondere a nessuna delle misure coercitive previste e nei fatti si traduce in un comportamento che la coscienza collettiva percepisce come offensivo della dignità della persona”.

A pubblicare su Facebook le foto era stato Francesco Sperandeo, passeggero che si trovava sul volo Alitalia Roma-Tunisi.

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