L'incontro tra Hollande e la Merkel, nel primo giorno d'insediamento del presidente francese, è un segnale forte per la politica dell'Unione, una speranza per l'Europa.
Non di semplici baci e abbracci si tratta. L'incontro di ieri tra il neo-presidente francese François Hollande e Angela Merkel, sancito da casti baci e strette di mano, è qualcosa di più di un semplice rito di passaggio.
È il segno "che il dialogo franco-tedeco continua - scrive Bernardo Valli su Repubblica - sia pur punteggiato da litigi e momenti di gelo".
Non è casuale che a poche ore dall'insediamento, dopo il pellegrinaggio all'Arco di Trionfo per rendere omaggio ai caduti di Francia e prima che il sole tramontasse sul suo primo giorno da presidente, Hollande si sia recato a Berlino per riconfermare l'intesa con la Cancelliera.
Un segnale positivo per tutta l'Europa anche se, spiega Anne-Marie Le Gloannec su Le Figaro - "ci sono ancora numerose incognite, e nubi oscure si addensano".
Secondo la politologa francese "Le incognite riguardano la volontà del nuovo presidente di ridurre le spese [...] e la sua disponibilità a rinunciare agli eurobond e a modificare il ruolo della Bce". Tuttavia, prosegue Le Gloannec, "il compromesso sembra possibile: il trattato fiscale non sarà rinegoziato, ma si tratterà piuttosto di mettersi d'accordo su un patto per la crescita strutturale già delineato da Hollande, tanto per l'Europa quanto per la Francia".
Più ottimista il quotidiano di orientamento cattolico La Croix che scrive:
"Tutto riavvicinerà i due leader. Prima di tutto i principi. In un'Europa unita niente è possibile se la Francia e la Germania non si mettono d'accordo. Poi il pragmatismo [...]. La crisi politica in Grecia obbliga a non perdersi in questioni di principio. E infine un po' di realismo, da trovare nella vita interna di ciascuno dei due paesi".
Sul fronte tedesco la Süddeutschte Zeitung si chiede se il presidente francese avrà il carattere di Napoleone o di Mitterand e sottolinea che Hollande rappresenta "una nuova chance per la Merkel. I due entreranno nella storia come coloro che hanno salvato l'euro o come quelli che ne hanno sancito la fine. Sono condannati al successo fin dal loro primo incontro. Questa pressione può ridare speranza a tutta l'Europa".
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