Suicidi Italia 2012: parla il sociologo Barbagli, "nessuna emergenza dovuta alla crisi"

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I dati delle autorità sanitarie e l'indagine Istat pubblicata sull'edizione online di Wired smentiscono la crescita del fenomeno. Situazione simile in Grecia.

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“Non c’è nessuna emergenza suicidi dovuta alla crisi economica” a dichiararlo su Repubblica è il sociologo Marzio Barbagli

che, a sostegno della sua affermazione, indica il rapporto delle autorità sanitarie  sulle cause di morte in Italia: il tasso di suicidio nel nostro paese nel 2009 era 6,6 - cioè 6,6 casi ogni 100mila abitanti - per un totale di circa 3800 all’anno.

Dunque i 38 suicidi tra i piccoli imprenditori registrati dalla Cgia di Mestre nei primi mesi del 2012, spiega il sociologo, “non rappresentano un’anomalia a fronte delle 1300 persone circa che nello stesso periodo si sono tolte la vita in Italia. I suicidi in questa categoria c’erano anche negli anni passati, più o meno con la stessa frequenza”.

La tendenza è confermata dall’ultima indagine Istat pubblicata sull’edizione online di Wired e basata su un presunto movente indicato dalle Forze dell’ordine. Nel 2012 sono stati registrati 3048 suicidi, di cui 1412 per malattia, 324 per cause affettive e 187 per motivi economici. Cifre inferiori rispetto all’anno precedente, quando su 2986 casi, 198 erano dovuti a ragioni finanziarie.

Una situazione simile si ritrova anche in Grecia, dove il tasso di persone che si tolgono la vita si aggira intorno al 3,5. “Non ci sono evidenze scientifiche che provino un qualche aumento - prosegue Barbagli - Italia e Grecia sono i Paesi più aggrediti dalla crisi, ma anche quelli dove ci si suicida meno rispetto al resto d’Europa”.

Parole dure, da parte del sociologo, sono infine rivolte a giornali e televisioni. “Dare risalto a queste storia porta all’ ‘effetto Werther’, dal nome del protagonista suicida del libro di Goethe. Alla fine del diciottesimo secolo alcune persone si suicidarono e furono trovate con quel libro in mano. Oggi ci sono 56 studi internazionali che dimostrano l’effetto emulazione. Nasce proprio dal modo in cui vengono diffuse queste notizie. Agisce non su chi già valutava il suicidio, ma su chi non ci pensava affatto”.

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