Scandalo spese partiti: i gruppi della Camera volevano certificare i bilanci di se stessi

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Dopo gli scandali del Lazio, di Fiorito, Lusi e Belsito, la Giunta della Camera dei Deputati aveva proposto una certificazione dei bilanci dei gruppi, ma all'interno della Camera stessa. Poi ha deciso per l'affidamento a società esterne.

 

Non basta lo scandalo sempre più colossale delle spese senza ritegno della Regione Lazio, attraverso l’attuale controllo da parte del Pdl, con il seguito giudiziario nei confronti dell’ex capogruppo Fiorito, successivo alla vicenda che ha visto l’arresto del senatore Lusi, della Margherita (ora ai domiciliari in un convento), a sua volta preceduta dagli avvisi di garanzia a Umberto Bossi e Francesco Belsito, per un simile scandalo nella Lega Nord.

Non è sufficiente il contentino, la goccia nell’oceano dei tagli promessi dalla Giunta Polverini in questi giorni. Ci si mette anche il Parlamento, col numero comico (se solo non ci fosse niente da ridere) dell’ipotesi di modifiche al Regolamento di Giunta della Camera, anticipato dall’Ansa martedì 18 settembre. Qui veramente siamo all’insulto. Evidentemente pressati (ma da lontano, dietro le guardie del corpo) dalla rabbia montante dei cittadini contro i loro immeritati privilegi, i deputati hanno pensato ad un’operazione cosmetica sui bilanci: in nome della trasparenza, propongono nel nuovo regolamento un controllo sui conti dei gruppi parlamentari. Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, aveva proposto l’affidamento di tale controllo ad una società di certificazione esterna, ma inizialmente è stato respinto. La trovata dei partiti era un controllo interno alla Camera stessa.

Senza parole. E poi parlano sdegnati di “antipolitica” e “populismo”? Qui siamo scesi al livello di Maria Antonietta che suggeriva di dare le brioches al popolo che si lamentava di non avere il pane.

Pd, Udc e Idv, avevano dichiarato di voler comunque far certificare i bilanci da una società esterna. Effettivamente, nella riunione di mercoledì 19 settembre, la Giunta ha fatto dietro-front, decidendo all’unanimità di affidarsi a società esterne.

Ma è solo ipocrisia. Se il controllato sceglie e paga il controllore, come potrà mai risultare il controllo? Si dirà che questa è la regola anche per le società private; infatti anche in questo settore non si contano le malversazioni. E poi qui si tratta di partiti: gli organismi principali della partecipazione popolare alla vita democratica. Devono essere sempre controllabili da ogni cittadino. Che pubblichino i bilanci su Internet, se ne hanno il coraggio.

Invece no. Abbiamo a che fare con lupi che non solo non perdono il vizio, ma nemmeno il pelo. Quello sullo stomaco.

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