Crisi economica 2012: la fuga a est delle aziende italiane

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Si allunga la lista d'imprese che vanno all'estero alla ricerca di minori obblighi di lavoro, migliori infrastrutture e burocrazia più efficiente. Il paradiso è a pochi chilometri oltre confine.

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La legge del vicino è sempre più conveniente. Questo sembra suggerire la campagna martellante (foto) che tocca tutti i media (giornali, tv e radio locali) messa in campo dalla Carinzia per attirare le aziende italiane.

Non mancano le affissioni e i cartelloni, specie lungo le autostrade del vicino Friuli, che invitano i nostri imprenditori a conoscere le agevolazioni in tema di investimenti e business.

La strategia non è isolata ma è condivisa da Francia, Austria, Serbia e da tutto l’est che hanno organizzato campagne analoghe di “propaganda”. La novità è nella risposta che arriva dalle aziende italiane. Oggi 1100 imprese del nostro paese hanno investito 26 miliardi in Austria facendo dell’Italia la seconda presenza dopo la Germania.

Un’altra conferma è arrivata a inizio maggio, a Villa Braida, durante uno dei tanti appuntamenti organizzati da Austria e Carinzia per pubblicizzare il loro territorio. Sono arrivati in quattrocento, imprenditori italiani delusi e fiaccati dalla crisi e dalla burocrazia nostrana con la voglia di cercare soluzioni oltre confine.

Le prospettive offerte erano accattivanti, un Paradiso a sole due ore e mezza da casa: sette giorni per una concessione edilizia, 80 per un impianto industriale, fisco clemente con gli utili e sui salari dei dipendenti nessuna Irap nel conto delle tasse. Flessibilità del lavoro che permette di licenziare con un preavviso di sei settimane e finanziamenti fino al 25% dei costi a chi decide di investire più sgravi sulla ricerca.

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