Buon Ferragosto 2012: più che vacanza è la fine del mondo

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Anche se nella Bibbia questo giorno non viene nominato alcune tracce, abitudini, fenomeni, fanno pensare ad un'apocalisse.

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Chi ha inventato il ferragosto? Difficile trovarne l’origine nella Bibbia, dove, a differenza della domenica, giorno dedicato al riposo, la festa del 15 agosto non è mai nominata. Eppure, ad analizzarne i tratti caratteristici, è possibile riscontrare alcune tipiche tracce da apocalisse:

 ”Mi azzarderei a dire che il ferragosto dev’essere un piccolo esempio di fine del mondo - scrive Ermanno Cavazzoni sul Sole24ore - una prova di apocalisse avvenuta e conclusa: tutto chiude, le fabbriche, le botteghe, le città sono vuote di umani, i semafori sull’arancione intermittente, che significa: non c’è più alcune legge, sta attento ma fa come ti pare, e se c’è qualche semaforo ancora acceso sul rosso e sul verde, lo fa inutilmente, a vuoto, come è a vuoto l’eventuale cicalino per ciechi, perché per ferragosto neanche i ciechi vanno per strada; scomparsa tutta l’umanità; al massimo un cane randagio che trotterella e annusa il ricordo dell’uomo”.

In realtà l’umanità non è sparita del tutto, ha solo scelto all’unanimità una meta, la meta: il mare. Un luogo che, prosegue Cavazzoni, in questo giorno somiglia più che mai ad un girone infernale:

“(…) la spiaggia che brulica come la riva dell’Acheronte, il caldo del solleone, l’umanità stipata e sudata, è arrivata lì su quelle cose infernali che sono le auto, i motori bollenti, incolonnate a passo d’uomo in autostrada, bestemmie, maledizioni, nessuno credo loda per ferragosto il Signore, malumori tra coniugi, i bambini disidratati legati alle cinture sui seggiolini di dietro; e sotto l’auto la pece bollente, come dice Dante Alighieri nella cantica, questo è peggio di Malebolge, e poi ecco il mare, cioè il sabbione rovente, e quegli aguzzini che affittano le sdraio, neri come tizzoni, manca poco che battan col remo la gente, perché ognuno stia al suo posto, nel suo metro quadrato; l’afa, il calore; chi è bianchiccio si brucia e patisce ulteriormente; è allora che si pente: potesse tornare in ufficio se ne starebbe alla sua scrivania, tutto diafano e candido, di corpo e di mente”.

Persino lo stato d’animo che spesso ci accompagna in questo giorno di riposo universalmente condiviso rimanda a scenari ultraterreni a quel “deserto interiore (…) quel vuoto da ferie che, dice Dante Alighieri, è la condizione dell’anima in purgatorio”.

Ovunque si decida di passare il ferragosto - conclude Cavazzoni - che si tratti di un luogo di lusso, una spiaggia dei Caraibi o una cascina desolata in alta montagna, la nostalgia alla fine arriva e tutti, “se hanno un residuo d’anima gli vien voglia di piangere, di tornare alla vita”.

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